Mini racconto…William era Messinese.

shakespeare1Mormorava il sole, nel regno incantato di fiabe inattese…

Sibilava il vento, nel cielo sudato di stelle…Sembrava ieri che nell’acqua blu Sicilia si specchiava una donna…bella, colta, intelligente, figlia di un ricco conte, Guglielma si chiamava e dolcemente ti attendeva in grembo, e tu Michelangelo dopo 9 mesi di carezze al pancione, nascevi! a Messina, in un Aprile che spalancava le porte al sole;

Correva l’anno 1564; L’anno in cui venivi al mondo; la natura selvaggia della Sicilia dirompeva gli argini della boscaglia, le città erano dei minuscoli porti di mare dove approdare ricchezza e fame; Michelangelo cresceva forte, portava con se tutti i colori della sua terra, occhi vispi, capelli scuri, forte, attento…attratto dalla conoscenza, studioso senza tregua;

Giovanissimo si scrisse presso i Francescani dove studiò latino, greco e storia prendendone il saio; il padre Giovanni Florio ne era orgogliosissimo.

Nella Sicilia intanto imperversava una rabbia incomprensibile verso tutti coloro che erano eretici, ed anche la famiglia di Michelangelo fu presa di mira per le idee calviniste del padre, quando la situazione fu insostenibile raccolsero le cose necessarie e partirono lontano, così all’età` di 15 anni fu costretto a fuggire con la famiglia in Veneto, suo padre Giovanni era stato condannato al rogo dal Sant’Uffizio per aver pubblicato le sue accuse alla Chiesa cattolica, fuggire era l’unica salvezza.

A soli 15 anni cambiare vita, ambiente, amicizie è un vero tormento…eppure il ragazzino pare accogliere con pazienza e stupore tutto quello che la vita gli offre;

 Come erano belli i racconti della mamma…affondare nella sua cultura, approdare verso nuovi orizzonti, confrontarsi sulle sembianze che la nuova prospettiva di vita aveva preso. E palazzo  Otello, la casa dove erano andati ad abitare da poco, quanti spunti offriva…quante opportunità di crescere con la mente dava…sognare ed essere pienamente coscienti di farlo; Ascoltare e sognare…crescere…e studiare.

E Michelangelo, amava stare ad ascoltare, inquieto com’era, tormentato com’era…alla sua età tutto si divora, tutto prende posto nell’aurora del giorno; Quanto fascino imperversava nei suoi lineamenti ancora immaturi, nella sua cultura nascente, nel labirinto occulto che lo plasmava per farlo diventare adulto.

La sua nuova vicina, una vecchietta tutta bianca e senza denti, amava impressionarlo con la storia di un nobile veneziano che, accecato dalla gelosia, aveva ucciso anni addietro la moglie Desdemona, proprio in quella casa dove lui e la sua famiglia stavano abitando! ; Quanta paura la notte a ricordare le sue parole! “vecchiaccia!” si ripeteva a ridosso del letto! poi sorrideva e il giorno dopo tornava da lei a farsela narrare ancora!

Ci sono storie che restano nella mente e nella fantasia di ogn’uno di noi, questa per Michelangelo fu una di quelle, talmente lo impressionerà che più avanti ne trarrà spunto per un suo racconto; Intanto si limitava ad uscire, esplorare nuovi posti, studiare e chiacchierare; il tempo scorreva lento, e avendo preso il saio il suo migliore amico non poteva essere che un frate! Giovanni Bruno, era per lui un grande esempio di vita, viaggiavano insieme, trascorrevano ore a parlare e a confrontarsi culturalmente, fu proprio grazie a lui che lungo il viaggio intrapreso per Milano conoscerà Giulietta…

“Giulietta” solo a pronunciare il suo nome Michelangelo arrossisce! Guardarla da lontano è un sogno e scivola perpetuo nelle sue mani…

Che occhi immensi! Che aria da signora! Viso d’angelo e ali di farfalla nei  pensieri suoi…Michelangelo pazzamente se ne innamorò…e a dire la verità alla dolcissima Giulietta non dispiaceva affatto! L’Amore traboccava come fiori d’estate e lei che era stato un fragile germoglio in primavera ora era frutta d’estate, trasudava d’abbondanza, come un frutto pronto da cogliere e mangiare! E Michelangelo voleva coglierla…oh si che lo voleva! Cominciò così una storia d’amore senza tempo, in un tempo misero di gentilezza e colmo di iniquità, dove la peste avanzava, e i poveri erano poveri davvero, dove avere il saio era distinguersi da chi non aveva niente, gli orfani erano nelle strade a chiedere l’elemosina, i ricchi sfruttavano i poveri e i matrimoni non si celebravano per amore ma solo per avere un posto ambito in società…Come sperava Giulietta di potere amare Michelangelo? Anche se parlargli era sfiorare il paradiso, e osservarlo dal suo balcone era come vedere un dio in terra…Quanto amore sospirato nelle mani…quando volato via…quanto offerto in dono! E baciarlo! Baciarlo era una favola che viveva solo nella fantasia…

Potesse essere facile la vita per due che si amano! Potesse brillare sempre il sole a 16 anni! Invece la contessina, la bellissima Giulietta, era la donzella più sfortunata della terra! Si perché non sono i soldi che danno la felicità, non è lo stare bene in società, ma solo il grembo dell’amore può rendere felici e a 16 anni! l’amore dell’adolescenza! Il primo amore! Quello che si vive in maniera più intensa, più irreale a malinconica, in un’età ancora così pura; Ma  ai genitori di Giulietta non fece piacere sapere della storia d’amore nascente tra i due innamorati, così la chiusero in casa, impedendogli di vedere Michelangelo, fu un calvario, una lotta con se stessa che cercava di non dispiacere i suoi e nello stesso tempo di non ferire il suo amore; Povera stella, sperduta in cielo, mentre il tempo forgiava trame di nostalgia e il giorno spegneva l’esile speranza che la notte aveva ricamato addosso, quanti sospiri fatti, in quel sospirarti antico e segreto! quanto amore sciolto nelle lacrime e disperso nelle sue preghiere, il destino gli era contro…e moriva di passione nell’idilliaco sogno della sua vita accanto al dolce amore; Ma la bellezza di Giulietta era un’arma a doppio taglio, un’arma che ferì prima se stessa, perché non solo i genitori la chiusero in casa, ma tra i tanti pretendenti che aveva si ritrovò il più crudele di tutti a volerla per se, a bramarla a tutti i costi, non bastarono le chiavi della sua porta chiusa ad allontanarlo, ne il suo cuore già donato a un altro amore, e a nulla servì la finestra ben chiusa, in una notte buia, sotto un cielo che minacciava tempesta, il suo più terribile incubo prese sembianze e la “divorò” portandola via dalla sua casa, il governatore spagnolo, il suo più accanito pretendente, mandò al palazzo di Giulia due suoi scagnozzi e la fece portare via, fu un rapimento in piena regola; in cui il sospettato numero uno divenne Michelangelo; Strappata via dal tetto familiare, lo sconforto più cupo si abbatte sulla giovane ragazza, a quel punto dopo giorni di pianto, la dolcissima fanciulla decise che mai sarebbe diventata la moglie di un essere così perverso e brutale, e con gli occhi di lacrime si crogiolava nella scelta di che fare della sua esistenza, della sua preziosa vita.

Oh quale male la bellezza! Quale colpa!… pianto e lacrime questo le offriva!… Vane furono le lacrime… vani furono i ricordi! Mentre amore saliva come la marea a toglierle il fiato… a renderla infelice e folle di lacrime, ogni giorno, ogni ora, in ogni attimo della sua esistenza.

 

Il governatore spagnolo “convinto anticalvinista” fece credere a tutti che il suo rivale in amore era colpevole del sequestro di Giulietta, facendo questo prese 2 piccioni con una fava! Perché si sarebbe liberato di un rivale e di un calvinista … Giulietta, disperata e senza più lacrime decide che l’unico rimedio alla sua sofferenza sarebbe stato quello di togliersi la vita, così, cerca un veleno che gli spenga il cuore, per non sentire più tanto dolore…quel respiro così affannoso che dei suoi 16 anni aveva impedito il vivere, ora si smorzava e si spegneva per sempre.

Se Dio fosse stato imperatore dei cieli, forse avrebbe fermato la candida mano che il veleno prese! Ma l’anima vaga alla ricerca d’amore anche da spenti… e l’anima di Giulietta finì per vacillare lungo i tormenti notturni di Michelangelo…”pare che nelle notti di luna, quando gli occhi si spengono del sole e si tramutano in incredule incertezze, lei lo raggiunga coi suoi canti, mentre lui guarda le stelle”… << Luna dolce luna, portami lui, portami il mio amore…>> e ogni sussurro della sua dolce voce giunge in sogno, a sconvolgere l’esistere; nelle tempie di un ragazzino innamorato frasi struggenti annunciano scempi del cuore, accettare la morte della persona amata è il più grande dei sacrifici… solo scrivere lenisce i sensi di un uomo colto, gettare le sue pene e i suoi tormenti su di un foglio, per non permettere al dolore di soffocarlo, e di fargli altro male.

Dio, sappi che Michelangelo dopo la morte di Giulietta non fu più lo stesso… non fu più ragazzo… non fu più bambino… ma fu più uomo, cresciuto a suon di lacrime e di perdono; E li dove i sogni si spensero iniziò un cammino per restare in vita, vita si, almeno lui doveva vivere…in qualche modo e con qualche stratagemma, perché ora era perseguitato non solo dal tormento di non essere riuscito a fare niente per Giulietta, ma anche ricercato per rapimento dallo Stato e per vendetta dal governatore Spagnolo “che lo accusava di essere stato lui la causa del suicidio di Giulietta”; Folli di dolore e della follia altrui si rischia di impazzire veramente… quale via di uscita avrebbe dato il destino? quale aurora sarebbe giunta ad allietare il giorno? Povera anima in pena! Povero tormento nel tormento… un’unica via d’uscita si prospettava ai suoi occhi… era quella di andare via, fuggire lontano, cambiare vita, cambiare nome, cambiare casa e cielo, ma almeno non morire… no per lui la vita doveva continuare, anche disperatamente, anche tragicamente, ma doveva essere vita, o almeno un barlume di essa!. Michelangelo fu costretto a fuggire per salvare almeno parte della sua integrità, se non quella dello spirito, almeno quella della persona; Fu così che partì per l’Inghilterra, sopraffatto dalla paura di essere ucciso e dal tormento di avere perso la sua amata per sempre, “ma non si perde qualcuno per l’eternità, solo per sempre… perché “per sempre” è il concetto di noi umani, Eternità invece trasuda nel divino e un giorno in un’altra vita, in un altro mondo chissà! forse ci si rincontrerà, perché due anime che si amano continuano a cercarsi sempre, come pezzi dello stesso cuore che si completano, come un cranio diviso e indivisibile”; E allora l’amore si cerca sempre, fin che c’è vita ed anche quando non ve ne è. Per essere eterni anche dentro l’eternità… e immortali nell’amore.

 

Michelangelo forte della sua cultura e del suo ingegno, inchiodato saldamente alla vita decide così di fuggire via, lontano, oltre la persecuzione degli eretici, oltre le acque e le terre della sua amatissima Italia, ebbe infatti la brillante idea di assumendo l’identikit di un cugino morto prematuramente, il suo nome risuona come un’eco d’oltretomba, forte, ingombrante, perfetto: <<William Shakespeare>>. Un nome perfetto, che gli ricordava la mamma “Guglielma Scrollalanza” a cui lui era radicalmente e totalmente attaccato, questo nome tradotto in Italiano non è altro che il nome della madre tradotto in Inglese e mutato al maschile, William-da Gugliaelmo, Shake (Crolla) e Speare (Lancia). Accolto con amore dallo zio Inglese, ne diviene il figliolo prediletto, col nome di un defunto si rinasce a nuova vita… nuovi colori si insinuano nel giorno, non più le luci dell’Italia, non più il blu cobalto del mare siciliano, né il cortiletto della sua villa in Veneto…ma nuovi porti fatti d’arte nuova, altra cultura, altra opportunità, altro cielo, un nuovo amore forse o almeno la sua ombra.

 

Certo di non essere scoperto dai suoi aguzzini, inizia a dedicarsi alla sua passione… e scrive, scrive di getto senza fermarsi, per non morire dentro e per non dimenticare il suono della sua dolce voce… i suoi occhi… le sue tenere mani… la sua terra, il suo dolore, l’uomo che non potrà essere più, quello che sarà in futuro… quello che diventerà; ben 15 delle sue 37 opere saranno dedicate all’Italia, dove descrive fedelmente luoghi, paesaggi e persone; Gli tornerà alla mente la storia della casa in cui ha vissuto “Casa Otello” e scriverà L’ OTELLO, una delle sue maggiori opere, poi “GIULIETTA E ROMEO” la sua storia d’amore, con la dolcissima contessina, tutti crederanno che lo scrittore sia dotato di una fervida immaginazione, storie inventate, uscite dalla fantasia di un uomo, ma come può un uomo che non è mai uscito dall’Inghilterra descrivere fedelmente usi e costumi di una terra che non ha mai visto? Nessuno in Inghilterra se lo chiese, poiché nessuno mai immaginò il calvario di un uomo… il suo mistero perso nella notte dei tempi, cullato dal vento… cancellato nei passi fatti per andare via e cambiare vita. Certo il suo accento era un po’ buffo, e William era molto schivo, si faceva vedere poco in giro  e poco conversava con gli sconosciuti, appassionato di teatro tentò anche di recitare, ma col suo modo strano di parlare dovette presto smettere, si dedicò così alla scrittura delle sue opere, “sceneggiature teatrali”, tentando di rivivere il suo amore con Giulietta, cercando sempre di riconquistare la sua tranquillità; ritorna a scrivere e lacerarsi nel ricordo del suo struggente amore… tenta di riallacciare una nuova storia e si sposa con una ragazza inglese…

certo i suoi capelli non erano del colore di Giulietta, né la sua candida mano profumava di viole di campo… ma negli occhi si scorgeva un nuovo sole e questo almeno in parte gli scaldava il cuore; quella tenera luce colorava i suoi giorni di primavera; con gli occhi spalancati sul futuro,

propenso alla cultura e ancora giovanissimo impara presto la lingua Inglese, e scrive, scrive, scrive… anche se i primi tempi si fa tradurre le sue opere dalla compagna, ormai moglie a tutti gli effetti, Una donna che non gli ispirerà mai i dolci versi d’amore “dell’amor perduto” ma che comunque lo amerà, con il suo aspetto cupo, i suoi silenzi muti…la sua tristezza inchiotdata al cuore e trasudata dal corpo. la gente non immagina quanto amore si può avere in grembo, anche essendo ancora acerbo dell’amor creato e offerto in dono… l’amore di un’adolescente forse anche perchè “il primo” resta come un tatuaggio impresso sulle stigmate del cuore… quante notti a crogiolarsi nel sognar Giulietta… come un cantico che giungeva da sirene nell’oltremare infinito e la vedeva trasformata in tante piccolissime stelle… cercando di raccoglierle tutte per farne un tutt’uno! un’unico volto da amare e contemplare, stringere e sfiorare; <<c’è riuscita sai?>> Giulietta ha reso così bella la notte che nessuno presterà più alcun culto all’abbagliante sole…Oh William quanto amore! Quanto nei tuoi versi? E Lei che t’amò! Scelse gli angoli più dolci a ridosso del cielo per portarti con se… Stringerti nel suo cuore; Ancora nel sibilar del vento s’ode il nome tuo… col verso dolce come lo pronunciava lei…”Michelangelo amor mio…” e il balcone suo spalancava le finestre, aspettavate l’alba occhi negli occhi… i baci erano corone di fiori scesi come petali dalla finestra… Mai più nessuno ti chiamò così! col verso dolce dell’amore… Per questo rinnegasti il tuo nome? O fu solo la paura di un amaro destino che ti crogiolò a non essere più tu… “Essere o non Essere?” << L’hai detto tu questo ricordi?>>,

L’ho letto nei tuoi versi…ora che non muori mai… Ora che nessuno potrà farti più del male, ora che la vita è fuggita.

 

 

L’Inghilterra è una terra che s’inganna facilmente… stordita dal trotto dei cavalli, polverosa… col vento che si alza sotto le carrozze, fruscio di donne nei locali… musica nuova… il 500 incalza con la sua nuova moda… rinascimento in piena evoluzione… nuove scoperte… vecchie parole… Nebbia, quanta nebbia sulle case… sul viso di chi ride, sugli occhi di chi piange, nebbia sul mondo, sul passato, sulla rivoluzione.

E William scrive per dimenticare, dimenticare il vento…dimenticare il sole… scordare il caldo mare, le nuvole e i limoni… Scordare che a Milano il lampo e il temporale ha ucciso una rondine sul ramo… aveva 16 anni e il sogno di volare; Scordare che la gelosia nella sua vecchia casa aveva aperto rovi di disgrazia… Otello aveva ucciso a suo mal grado la donna che più amava a torto oppure ragione, perché dimenticare?

 

Se è lecito sognare in questa vita… se scrivere è bagnare il calamaio… e vivere risuona solo tingendo i fogli di malinconia… allora è lecito recitare d’essere diversi, farlo fino all’ultimo respiro! Se è lecito struggersi di nostalgia, essere avvinti dai sogni.. allora scrivi William, fallo per non soffrire… anche se l’alba nuova affonda nel ricordo e lacrime scoscese righeranno il volto, anche se il vento ha sibilato ancora e ancora continuerà a sibilare, dentro le tue tempie, resta un volto e un altro altare muto dentro il tuo penare.

ma piano piano si inganna la mente, come sui libri anche il destino ha il suo ruolo.

Appassionato d’opera metterai in scena pezzetti di te, di quella vita persa che non ricucirai con la finzione…quante Giuliette cercasti? il tuo teatro sarò come la tua casa, un palcoscenico la vita, un copione tratto dal tormentato incastro del mosaico degli eventi… recitare, fingere…

 Almeno questo Ti consolerà, rammenderà il tuo cuore… asciugherà il viso che per troppo tempo aveva pianto…

  

Lo storico John Michell dice che eri :”lo scrittore che sapeva tutto”.

Conoscere tutto degli altri e non sapere nulla di se stessi! Questo è ciò che aggiungo io! Io che ho sempre creduto che l’Italia fosse la tua vera madre, perchè solo Essere Messinese può spiegare i molti luoghi che caratterizzano l’Italia e i nomi italiani, nelle tue opere! come: Romeo e Giulietta –  Otello – Due signori di Verona,  Sogno Di una  Notte Di Mezza Estate – Il mercante di Venezia  – Molto rumore per nulla (ambientata a Messina) – La Bisbetica Domata –  Misura per  misura – Giulio Cesare –  Il Racconto Dell’Inverno – La Tempesta.

Possibile che nessuno capì? solo a me venne il sospetto di un grosso intreccio fatto di mistero!

Vennero i figli, le fughe per Londra, cresceva il talento, l’età, la fama, opere tradotte in ogni dove, grandi gradificationi, grandi ambizioni, eterne poesie, eterni canti… ma continuava l’eterno dolore, così stanco di recitare e stanco di restare aggrappato a questa terra forse… tornasti a Stratforde e ti aggrappasti ai sogni; avvolto da nostalgiche nenie, facesti testamento, morendo a 52 d’amore immenso…

 

Fu nel 1616…quando, beatamente sul letto di morte ti stavi spegnendo…che Ella arrivò…16 anni nei tuoi ricordi,la mano ti prese dolcemenente, profumo di viole di campo…”Michelangelo amor mio!”Ella sussurrò… immenso cielo, una volta di stelle… illumina un amore che credevamo impossibile.::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Sonia Demurtas

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~ di infinitylive su 22/04/2009.

2 Risposte to “Mini racconto…William era Messinese.”

  1. Mi rendo conto che è lunghissimo…ma c’è a chi piace leggere!! 🙂 sarà nel mio secondo libro…e ve ne faccio dono anticipatamente! Per dirvi grazie di cuore di essere con me! La storia nasce da studi…ed è in gran parte vera…Certo è a parole mie…più che una scrittrice sono un poeta, quindi troverete pezzi particolarmente struggenti ed emozionanti…è quasi un dialogo aperto.

  2. Un brano veramente particolare, complimenti Sonia!
    Questo tuo post mi era sfuggito!

    Il tuo secondo libro sarà una raccolta di racconti? Da quale casa editrice verrà pubblicato?

    Sul mio magazine DIVINE PAROLE recensiamo molti libri, tra cui anche autori emergenti. Se vuoi spedircene una copia (sia le poesie che questa tua ultima fatica), saremo ben contenti di pubblicare un articolo sulla tua opera!

    Un abbraccio

    Giovanna

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